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MARCOASCOLTA: LAVORO E FORMAZIONE


Il problema della povertà e delle opportunità di lavoro sarà centrale del post pandemia. Diventa dunque indispensabile affrontarlo all’interno di una strategia più vasta e offrire alle persone un supporto molto più ampio e attivo di quello semplicemente burocratico.

Il Comune non crea lavoro, è l’economia


locale che lo crea. Parliamo quindi dalla riorganizzazione dei trasporti, che potrebbe rendere più agevole l’arrivo a Peschiera e più appetibile il territorio, considerata la sua posizione strategica dentro il quadrante delle autostrade, del sistema delle tangenziali, con un aeroporto e l’Idroscalo a disposizione.

Parliamo del sostegno alle aziende esistenti, con cui si può avviare una progettazione. Il nostro Comune ha già una convenzione con Afol - l’Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro - ma è un servizio ancora fortemente in embrione che andrebbe sviluppato e incentivato.

Parliamo infine degli spazi comunali, che il Comune potrebbe mettere a disposizione di chi desidera avviare attività, start-up non solo giovanili, incubatori di impresa.


Anche la formazione è un ambito rilevante. Il premier Draghi, nel suo discorso di insediamento, ha fatto riferimento al ruolo degli istituti professionali, su cui ci saranno investimenti, indicando come esempio l’esperienza francese e tedesca. L’istruzione tecnica garantisce una più facile occupabilità e le aziende sono molto interessate a promuovere iniziative di questo tipo, specie a livello locale, dove esistono eccellenze produttive che spesso faticano a trovare personale qualificato.


Da non trascurare è la questione del supporto motivazionale, anche psicologico. In Italia ci sono oltre 2.700.000 giovani in condizione non lavorativa e non educativa, che hanno perso interesse a cercare lavoro. Sale anche il numero degli ultra cinquantenni che sono usciti dal processo produttivo e non riescono a rientrarci, spesso perché ritenuti troppo qualificati.


In questo quadro complessivo piuttosto complesso, per mancanza di conoscenza o di organizzazione, accade che si perda l’occasione di attivare finanziamenti esistenti, regionali o europei per esempio, utili ad avviare una politica del lavoro ben strutturata, in grado di costruire risposte mettendo in relazione tutte le realtà esistenti: mondo delle associazioni, terzo settore, welfare parallelo, privati, aziende, multinazionali e istituzioni.


Molto si può realizzare. Ma bisogna fare in modo che il Comune diventi un soggetto attivo, un vero facilitatore delle politiche del lavoro attraverso una propria unità, che agisca sia sul fronte del supporto alle persone sia su quello delle connessioni e collaborazioni, e che sappia scrivere e rendicontare progetti.


Se l’amministrazione non fa partire questo meccanismo virtuoso e rigeneratore, la nostra comunità rimane isolata, confinata nel suo microcosmo e senza risposte alle grandi criticità dei nostri tempi.

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